lunedì, marzo 26, 2007

Riorganizzare i processi amministrativi: tra obblighi di legge e vantaggio competitivo.

Alla caccia di maggiore competitività sui mercati, anche l’eccellenza dei processi amministrativi è un obbligo per le imprese di qualunque settore e dimensioni. I modelli organizzativi definiti dalla teoria aziendale sono tanti e presentano approcci e scopi talvolta molto distanti. Per citare i principali si pensi al modello UNI EN ISO 9000, all’approccio lean thinking, ai modelli di eccellenza, alla balanced scorecard. A questi si sovrappongono i modelli imposti dall’ordinamento giuridico (si pensi al D.lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti).
La legge citata prevede che l’impresa risponda penalmente dei fatti illeciti commessi dai propri dirigenti a meno di poter dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare che gli illeciti siano commessi, ponendo in essere un modello organizzativo “a prova di frode”. Le sanzioni a carico dell’impresa possono essere molto aspre, fino a portare al blocco dell’attività, morte civile dell’impresa.

La prima sentenza pubblicata in applicazione della normativa 231/2001 è di metà marzo, e con essa il Tribunale di Milano ha inflitto la confisca di 1 milione di euro quale illecito profitto, l’interdizione per un anno da qualunque gara pubblica, la sanzione di 75.000 euro e la pubblicazione della sentenza su un quotidiano nazionale.

Sviluppare un modello conforme alla normativa 231 senza tenere conto dei possibili vantaggi che può offrire alla gestione dell’impresa ed al monitoraggio dei processi significa aggiungere ulteriori costi e burocrazia al reparto amministrativo (oltre alla gestione privacy e antiriciclaggio); significa soprattutto perdere un’occasione per innovare e rivedere i processi organizzativi aziendali nella prospettiva di farne una leva strategica per lo sviluppo dell’azienda.

La dott. Alessandra Damiani, dottore commercialista e partner dello studio Barbieri & Associati di Bologna dal 1982, è convinta che “per essere realmente apprezzato, il professionista deve affiancare il proprio cliente nella ricerca di soluzioni innovative che valorizzino gli obblighi di legge anziché limitarsi a rincorrerli. Per il professionista giocare di rimessa rispetto alle spinte innovatrici della legge e del mercato non paga più, se mai lo ha fatto, nemmeno con i clienti storici dello Studio.”

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